Bob Noorda: la grafica come servizio pubblico
Un buon sistema di segnaletica non si nota: si usa. È un principio caro a Bob Noorda, e forse la miglior definizione possibile del suo intero lavoro. — dalla cultura progettuale di Unimark International
Ci sono designer che firmano un'epoca con un'opera sola, e designer che la firmano restando quasi invisibili, dissolti dentro migliaia di gesti quotidiani di chi non saprà mai il loro nome. Bob Noorda appartiene alla seconda categoria, quella più rara e più difficile da raccontare. Una vita nel segno della grafica, nell'edizione rinnovata di Lazy Dog Press, prova a colmare questo silenzio con lo strumento più semplice e più efficace: la voce diretta del protagonista, raccolta da Francesco Dondina in un lungo dialogo che attraversa mezzo secolo di progetti.
Milano, laboratorio del visibile
Olandese di nascita, Noorda arriva in Italia nel 1952 e trova a Milano il terreno ideale per una grafica che non insegue la moda ma costruisce sistemi. È qui che nel 1965 fonda, insieme a Massimo Vignelli, l'agenzia Unimark International: una delle prime realtà al mondo a trattare l'identità visiva non come decorazione ma come infrastruttura, alla stregua di una rete idrica o di un piano regolatore. Da questo laboratorio nascono la segnaletica della metropolitana di Milano nel 1964 e, pochi anni dopo, quella della metropolitana di New York — due imprese che porteranno il metodo razionalista italiano a misurarsi con la scala più difficile di tutte: quella delle grandi masse urbane in movimento.
Il segno che non invecchia
Quello che colpisce, sfogliando i progetti raccolti nel volume, è la loro sorprendente resistenza al tempo. I loghi di Coop, Mondadori, Touring Club Italiano, Feltrinelli, disegnati da Noorda decenni fa, sono arrivati fino a noi pressoché identici, senza i restyling nervosi che affliggono tanta identità contemporanea. Non è un caso, né un difetto di aggiornamento: è la conseguenza diretta di un metodo che puntava alla chiarezza strutturale piuttosto che all'effetto immediato. Un marchio ben costruito, per Noorda, non ha bisogno di rincorrere il proprio tempo — perché non ne è mai stato davvero prigioniero.
Un'intervista, due voci
La forma scelta per il libro — l'intervista, non il saggio critico — è essa stessa parte del messaggio. Dondina lascia che sia Noorda a scegliere cosa ricordare e come, restituendo un tono colloquiale che rende accessibile una materia spesso trattata con eccesso di apparato teorico. A questa voce si affianca, come controcanto, il testo inedito di Massimo Vignelli: non un'agiografia del socio e amico, ma la testimonianza di chi ha condiviso lo stesso cantiere professionale e ne conosce dall'interno tanto i metodi quanto le tensioni. Due prospettive che si completano più che sovrapporsi.
Un'eredità da riportare al centro
Il libro non si esaurisce nel racconto biografico. Vi affiora, esplicito, il rimpianto per un'Italia in cui la cultura del progetto dialogava con l'industria e con la politica — i tempi di Enrico Mattei e di Piero Bassetti, in cui grafici, architetti e imprenditori si confrontavano da pari. Per Noorda, la riflessione sul visual design non può restare confinata alle aule accademiche: deve tornare nei consigli di amministrazione, e persino nelle sedi della politica. È un'indicazione che il libro, inserito nell'ADI Design Index 2022 e candidato al Compasso d'Oro 2024, rende ancora attuale: la grafica come infrastruttura culturale, non come servizio accessorio.
Bob Noorda (Amsterdam 1927 – Milano 2010) è stato uno dei protagonisti della grafica italiana del Novecento, cofondatore con Massimo Vignelli dell’agenzia Unimark International. Autore della segnaletica della metropolitana di Milano e di New York, ha disegnato marchi storici come Coop, Mondadori, Touring Club Italiano e Feltrinelli. “Bob Noorda. Una vita nel segno della grafica” (Lazy Dog Press, edizione rinnovata 2021, ISBN 978-88-98030-37-8) raccoglie un’intervista di Francesco Dondina a Noorda e un testo inedito di Massimo Vignelli. Il volume, 184 pagine di cui 48 a colori, è stato inserito nell’ADI Design Index 2022 e candidato al Compasso d’Oro 2024.









